martedì 10 ottobre 2017

A FORMA FOXE (1a parte)

Dall’inizio dell’Era Cristiana alla fine del Seicento


di Cagnin Daniele & Fossati Severino
Dicembre 2016

PREFAZIONE
(a cura di Rosa Elisa Giangoia)

Dal lavoro di ricerca e documentazione portato avanti collettivamente in questi anni dal Gruppo ANTICA FOCE, nelle riunioni mensili presso la Biblioteca Servitana di via Baroni, sono venuti via via emergendo molti elementi della storia del nostro quartiere che hanno documentato l’assetto e la vitalità nei secoli passati. Di tutto questo lavoro è dato riscontro in questo blog ANTICA FOCE, dove sono stati progressivamente postate le ricerche settoriali svolte. Sulla base di queste notizie, Daniele Cagnin e Severino Fossati in particolare, si sono impegnati a tracciare una mappa della zona fin dalle lontane origini preistoriche, evidenziando dapprima graficamente le probabili configurazioni e le trasformazioni di tipo idro-geologico che si dovrebbero essere verificate e registrando le poche notizie che ci sono giunte dei progressivi insediamenti umani e delle costruzioni nella zona. Ispirazione e prima documentazione per questo lavoro è stato il famoso lavoro di Piero Barbieri, Forma Genuae (1937), riportato all’attenzione qualche decennio fa da Ennio Poleggi, ma molte sono state le nuove acquisizioni per l’ambito specifico della Foce. La porzione di territorio che verrà presa in esame è quella del Comune della Foce (1808 - 1873): i confini quindi sono a settentrione l’attuale via Barabino, a levante parte dell’attuale via Nizza e via Trento e una parte di via Piave, a mezzogiorno la spiaggia e a ponente l’attuale muraglione di corso Aurelio Saffi. Difficile è stato dare un nome a questa ricerca, in quanto, se si vuole risalire in senso diacronico oltre il toponimo Foce, non si riscontrano attestazioni sicure al di là di quella dialettale Foxe che appunto per questo abbiamo scelto.

 ETIMOLOGIA

L’ipotesi che primeggia sulla rete informatica, e che nel corso degli anni è diventata di “dominio pubblico”, fa derivare l’origine del toponimo FOCE dall’antico popolo dei Focesi, coloro che “fondarono” Marsiglia intorno al 600 a.C. La notizia è stata estrapolata da Giulio Miscosi: nella sua trattazione (degli anni Sessanta: I Quartieri di Genova Antica) ci racconta che tale notizia è presente anche in altri “storici” tra cui Girolamo Serra. Ma leggiamo quanto riferisce: «...il suo nome proviene, non già dal trascurabile sbocco a mare del torrente, ma dall’antichissima residenza dei Focesi. Questa tesi sarebbe avvalorata dalla collina di Fogliensi (Phocensis) dove ora sorge la chiesa di San Pietro e la regione di Foce Alta. Infatti più tardi, verso il Mille, si creò in questo ameno colle, l’ordine dei Fogliensi, che presero il nome dal luogo dove fu eretto il monastero». Che l’antico Borgo della Foce possa essere stato, in epoca preromana, la “residenza” del popolo Focese (probabilmente occasionale, visto i presunti traffici commerciali con la popolazione autoctona), non ci sentiamo di escluderlo a priori, ma nello stesso tempo possiamo escludere che siano stati i “fondatori” di un antico nucleo abitativo. Da quanto detto possiamo quindi prendere in considerazione questa tesi, come “tradizione popolare”, forse consolidata negli anni Sessanta del secolo precedente, e di cui anche il Miscosi, probabilmente, non è certo, questo perché non approfondisce la fonte, tanto è vero che conclude tale argomento in maniera sbrigativa, dicendo: «Tralasciamo quest’epoca che chiameremo eroica, dove il lettore può pensarla come meglio gli aggrada». La “tesi scientifica” più accreditata farebbe derivare il toponimo Foce dalla parola latina Faucis, da intendersi come “passaggio angusto”.A convalida di questa interpretazione etimologica si può portare il fatto che esistono toponimi Foce anche in altre zone d’Italia, in luoghi dove nessun corso d’acqua sbocca in mare e sovente anche in posizione elevata. Così a La Spezia abbiamo la frazione La Foce, alta rispetto alla città, a oltre 6 chilometri di distanza; pure a Massa – Carrara troviamo una località chiamata Foce, proprio dove i due nuclei cittadini sono separati da alture collinari. Anche nel comune di Montemonaco (AP) si trova una frazione Foce a 945 m. sul livello del mare. Inoltre il toponimo di Fiumicino, vicino a Roma, ha origine simile, in quanto prende nome da Foce micina (piccola foce), già in uso al tempo dei Romani per indicare la Fossa Traiana (oggi Canale di Fiumicino), mentre ora una via Foce micina corre parallelamente, più a nord. Bisogna aggiungere, a conferma di quanto appena affermato in modo inconfutabile, che nell’epoca sopracitata la zona dell’attuale Foce non era ancora formata geologicamente: non esisteva!

TAVOLA 1  



 TAVOLA 1 (raffronto)





PROTOSTORIA TAV. 1 (raffronto)
Le notizie più antiche che interessano la Piana del Bisagno (1) sono quelle archeologiche che provengono dallo scavo per la costruzione del parcheggio in Piazza della Vittoria e dallo scavo della metropolitana in Piazza Brignole: sono state trovate tracce di presenze umane d’epoca Neolitica (2)(un palo risalente al V-IV millennio a.C.) e dell’epoca del Bronzo Antico (un muro lungo dieci metri e largo due, che può essere interpretato come argine o come muro di contenimento di una strada, risalente all’inizio nel II millennio a.C.).

Commento storico 
Per quanto riguarda la zona della Foce, tale affermazione è interessante perché ci permette di affermare che a quel tempo il mare entrava molto all’interno dell’attuale sbocco al mare, e che l’area di Terralba o era una insenatura del mare o un acquitrino, anche per le acque dei torrenti che scendevano dai Camaldoli e dalla collinetta di Santa Tecla. Come conseguenza la Piana del Bisagno non esisteva, se non in minima parte; il ritrovamento della tomba etrusca presso la stazione della metropolitana all’Acquasola, del VII (3) - VI secolo a.C., ha fatto formulare l’ipotesi che il più antico porto (4) di Genova fosse in realtà nel Bisagno, nella zona tra Brignole e piazza della Vittoria,

mercoledì 22 marzo 2017

I CARABINIERI GENOVESI ALLA FOCE


Rosa Elisa Giangoia

Diploma di partecipazione ad una gara di tiro a segno (1870 c.)

Dalla metà dell'Ottocento ogni domenica in un recinto del Lazzaretto della Foce effettuavano i loro esercizi i Carabinieri Genovesi che appartenevano alla Società di Tiro Nazionale, costituita a Genova il 30 marzo 1851 da elementi mazziniani, tra i quali Nicolò Ardoino, Antonio Burlando, Antonio Mosto, Nino Bixio e Francesco Bartolomeo Savi. Lo scopo degli organizzatori era quello di addestrare i giovani operai e gli studenti all'uso della carabina e poter introdurre legalmente armi e munizioni, necessarie alle gare e alle esercitazioni, ma che in realtà erano raccolte in vista delle future insurrezioni. Divennero provetti tiratori e, con le loro armi di precisione di fabbricazione svizzera, riuscivano a colpire la testa di un chiodo posto a trecento metri.
     Ogni mese coloro che avevano totalizzato il maggior numero di punti centrando i bersagli erano premiati con doni di vario genere, tra cui ritratti di Mazzini e di Garibaldi. Le feste in onore dei vincitori si tramutavano in manifestazioni patriottiche con entusiastici "evviva" all'Unità italiana.
    Le occasioni per segnalarsi sul campo d'azione non mancarono; già nel 1857 molti soci del tiro furono implicati nei moti mazziniani di Genova; nel 1859, in quarantotto - di cui venti caddero sul campo di battaglia - parteciparono alla Seconda Guerra d'Indipendenza tra i Cacciatori delle Alpi, distinguendosi a Varese, a San Fermo e Malnate, dove - si legge nella motivazione con la quale il 20 gennaio successivo furono premiati nell'Aula Consiliare di Genova - "sostennero in soli ventotto per lo spazio di un'ora il fuoco di quattrocento tedeschi".
   Furono 85 comandati da Antonio Mosto, nella spedizione del 1860, e furono tra i pochi dei Mille a presentarsi con la propria uniforme e con armi adeguate. Diedero prova di valore e di eroismo; il 15 maggio, a Calatafimi, ben 10 di essi caddero in battaglia.
   Compiuta l'Unità e venuti meno gli scopi dell'istituzione, pur continuando l'attività della Società di Tiro a segno, la Compagnia dei Carabinieri si sciolse.

     Nel 1870 fu inaugurata al Lazzaretto della Foce una lapide per i caduti dei Soci del Tiro a Bersaglio di Genova (Carabinieri Genovesi) dal 1859 al 1867:

LA SOCIETA'
DEL TIRO A BERSAGLIO DI GENOVA
I CAMPI D'ITALIA
SEMINATI DELL'OSSA DE NOSTRI COMMILITONI
TESTIMONINO AI POSTERI
DI QUANTO PREZIOSO SANGUE
EDUCAMMO LA PIANTA
DELL'UNITA' NAZIONALE

Seguono i nomi dei Carabinieri caduti nel 1859 (1), nel 1860 (16), nel 1866 (2), nel 1867 (7)

    Questa Lapide fu trasferita a Palazzo Tursi nel 1890. In quella data, in occasione del trasferimento, fu inaugurata a Palazzo Tursi una targa con questa iscrizione:

[...] LA GLORIOSA LAPIDE
DISTRUTTO IL RECINTO DEL TIRO AL BERSAGLIO
PRESSO LA FOCE DEL BISAGNO
DOVE ERA STATA POSTA NEL MDCCCLXX
NELL'ONORATO LUOGO DAL MUNICIPIO GENOVESE
A BUON RICORDO DI DUE ALTRE VIRTU'
VALORE DI ESTINTI
E RICONOSCENZA DI SOPRAVVISSUTI
MDCCCXC